In questa sede abbiamo spesso descritto sensori complessi; in questo caso trattiamo invece un dispositivo semplice, ma non banale: il pluviometro a bascula. Nello specifico, il modello Siap UM5005.
Fig.1 Il sensore dell' Osservatorio, posto all'interno della cabina Siap UM8240.
Installato presso l’osservatorio fin dal 1986, era parte della prima DCP ed è rimasto da allora sul torrino. Nonostante l’età, si presenta ancora in condizioni eccellenti, grazie alla semplicità costruttiva e alla robustezza dei materiali.
La struttura si supporto, la cabina Siap UM8240, di dimensioni rilevanti, è stata nel tempo utilizzata anche come raccoglitore di acqua piovana destinata al rabbocco degli evaporimetri.
Per anni il sensore è rimasto inutilizzato, a seguito della dismissione della DCP. Recentemente, grazie all’intervento di un socio, è stato ripristinato ed è tornato operativo.
Fig.2 Il cuore del sensore UM5005: vaschetta basculante e sensore reed
Il funzionamento del pluviometro a vaschetta basculante è basato su un principio meccanico elementare: la pioggia raccolta riempie progressivamente una delle due vaschette fino al raggiungimento di una soglia prefissata, causando il ribaltamento della bascula e il conseguente svuotamento.
Fig.3 Scheda pluviogravo a bilancino, che sfrutta lo stesso principio a livello di sensoristica anche se meccanico
Ad ogni ribaltamento viene attivato un contatto reed, che genera un impulso elettrico conteggiabile. Il numero totale di impulsi è direttamente proporzionale alla quantità di precipitazione.
Il contatto Reed è un interruttore elettromagnetico composto da due lamelle ferromagnetiche sigillate in un'ampolla di vetro. Quando un magnete si avvicina, il campo magnetico magnetizza le lamelle, facendole attrarre o distanziarle senza contatto fisico, nessuna usura, garantendo alta affidabilità. Avendo un contenitore basculante a cui è fissato un magnete, va da sè che ogni volta il contenitore compie un movimento, questo viene rilevato dal reed, che genera un impulso.
Questo approccio presenta un vantaggio rilevante: il sistema di misura non richiede alimentazione elettrica per il suo funzionamento intrinseco. L’energia è necessaria unicamente in condizioni ambientali critiche, ad esempio per l’attivazione di sistemi di riscaldamento anti-gelo, che per le nostre latitudini è superfluo dire sia inutile. Il conteggio degli impulsi, e quindi la determinazione della pioggia cumulata, viene tipicamente effettuato tramite un datalogger. Nel nostro caso, il datalogger tradizionale è stato sostituito da una comune scheda Espressif ESP32, oggi di fatto uno standard per applicazioni di acquisizione dati.
Fig.4 Il miniscolo ESP32 che instrada il segnale in wifi direttamente sul server
Il sensore fornisce semplicemente un contatto impulsivo, che viene acquisito dalla scheda. L’ESP32 provvede quindi alla trasmissione dei dati via Wi-Fi verso il server, il quale gestisce l’elaborazione, il salvataggio su database e la successiva visualizzazione sul sito web.
Fig.5 La visualizzazione sul nostro sito www.ossmeteoimperia.org dopo giorni piovosi
I contenitori basculanti, collocati immediatamente sotto l’imbuto di raccolta, sono fissati alla struttura tramite due semplici viti. La loro rimozione consente di liberare completamente il meccanismo, evidenziando una progettazione orientata alla manutenzione: il gruppo è infatti facilmente smontabile per operazioni di pulizia e revisione periodica.
Fig.6 Interno del sensore: vaschette basculanti
Fig.7 Interno del sensore, contrappesi e sensore reed
Un aspetto rilevante legato alla rimessa in funzione è il ritrovamento della documentazione originale del sensore. Sebbene sia noto con buona approssimazione il periodo di acquisizione da parte dell’osservatorio, è plausibile che il progetto del corpo del sensore sia precedente.
Le caratteristiche costruttive — in particolare la massiccia scatola metallica in fusione — richiamano soluzioni tipiche degli anni ’60, verosimilmente mantenute in produzione per lungo tempo senza modifiche sostanziali.
